home  •  mail  •  link  •  mappa  •  news  •  Italiano   English   Français   Español   German   

Omelia di Pio XII per la canonizzazione

Il 12 giugno 1949, festa della SS. Trinità, i Sommo Pontefice Pio XII, nella pienezza de Suo magistero, decretò e definì solennemente la santità di Maria Giuseppa Rossello.
L’Allocuzione venne pronunciata dal Santo Padre a conclusione del Sacro Rito svoltosi nello splendore della Basilica Vaticana.
In essa il Sommo Pontefice indica il segreto della santità ed operosità della Santa Madre nella sua ardente aspirazione a servire Dio e nella sua intensa vita interiore


Quello che S. Cipriano scrive delle vergini: «La gloriosa fecondità della Madre Chiesa gode per causa loro e fiorisce in esse; e quanto più la verginità aumenta di numero tanto più aumenta il gaudio della Madre », si può a buon diritto applicare a Maria Giuseppa Rossello, che noi abbiamo decorato della fulgida aureola della santità. Infatti ella non solo consacrò allo Sposo Celeste il fiore dei suoi anni giovanili, ma, fondata una società di sacre vergini, sia personalmente che con l’aiuto delle sue consorelle, nella preghiera, nella meditazione e nel lavoro, richiamò ai precetti salutari di Gesù Cristo un grandissimo numero di anime, sia di fanciulle di cui intraprese l’educazione e la formazione alla solida virtù, sia di qualunque categoria di persone di cui curò le malattie del corpo e lenì con soavità le gravissime infermità dell’anima, tanto da trarle a poco a poco all’integrità dei costumi.

Era questa la massima caratteristica della nuova Santa e quasi un suo emblema e una regola di vita: « Mani sempre infaticabili al lavoro; cuori e menti di continuo assorti in Dio ».

Tutto da Dio

Da ciò si comprende facilmente come questa umile donna, priva di sostegno e di mezzì umani, abbia compiuto molte opere grandiose per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Mentre faticava alacremente senza badare alle sue indisposizioni di salute, confidava non già nelle sue forze, ma unicamente in Dio che supplicava assiduamente, e nella intercessione potente di Maria Vergine e del suo castissimo Sposo. Nulla intraprendeva senza aver prima consultato e propiziato l’Eterno; a Lui affidava le sue sollecitudini e angustie e chiedendo unicamente di potere, con la sua grazia che ispira e sostiene, lavorare assiduamente per il progresso della Chiesa e per il bene delle anime.

Quante ore di soavissima preghiera trascorse davanti all’Augusto Sacramento! Quante dolcissime lacrime versò davanti all’immagine della Madre di Dio, mentre affidava alla sua validissima intercessione sé e tutte le cose sue!
Resa più forte dalle difficoltà che incontrava e immersa continuamente in una pace divina, ogni giorno, sempre uguale a se stessa, intraprendeva la sua opera, da cui derivavano copiosi frutti di salvezza.

Quantunque fosse la madre e la legislatrice di tutte le sue figlie, era così umile che bramava di essere ritenuta da tutte come l’ultima; e tutto quello che le era tributato di lode e che risultava di utilità per la sua speciale diligenza, non l’attribuiva mai a sé, ma solo alla divina larghezza che l’aveva favorita. Per cui bisogna considerare, Venerabili Fratelli e diletti Figli, che nessuno dei mortali è veramente grande al cospetto di Dio se non colui che si crede piccolo e inutile. Infatti Iddio onnipotente non ha bisogno della nostra opera, ma noi piuttosto abbiamo bisogno della sua grazia e del suo aiuto, poiché NON SIAMO CAPACI DI PENSARE QUALCHE COSA DA NOI COME VENISSE PROPRIO DA NOI, MA LA NOSTRA CAPACITA’ VIENE DA DIO.
Questo lo comprese molto bene Giuseppa Rossello, sia nell’attendere alla retta educazione e formazione della gioventù, sia nel curare i malati negli ospedali, accesa com’era da ardentissima carità; e con la sua indefessa opera, confermata e arricchita da superbi doni, poté fare un grande cammino spirituale e condividerlo anche con altri.

Grande esempio di santità da imitare

Innanzi tutto le sacre vergini dell’Istituto di Santa Giuseppa Rossello hanno in Lei un grande esempio di santità da imitare, e da Lei imparino soprattutto, durante le fatiche quotidiane e le preoccupazioni che le assorbono e le distraggono, a tenere fisse la mente e l’anima al cielo come all’unico premio della loro vita e méta ultima del loro terreno pellegrinaggio.
Tutti i cristiani, poi, guardino e meditino le opere compiute dalla Santa per trarne ammirazione di così elette virtù e proporsi di imitarle con buona volontà e diligenza, secondo la propria condizione.

Questo ottenga da Dio la nuova Santa, come ardentemente preghiamo, affinché per la sua protezione e col suo valido patrocinio, molti, accecati dall’errore, tornino felicemente alla verità; gli erranti e i fuorviati tornino a retto sentiero, i tiepidi e i negligenti rinnovino lo spirito cristiano e riaccendano
il fervore per la virtù. Così sia.


Venerabiles Fratres, dilecti filii,

Quod S. Cyprianus de virginibus scribit: "Gaudet per illas atque in illis largiter floret Ecclesiae matris gloriosa fecunditas; quantoque plus copiosa virginitas numero suo addit, gaudium matris augescit" (De habitu virginum, 3; M.L. 4, 443 A) id profecto de Maria Iosepha Rossello, quam quidem Nobis licuit sanctitatis fulgore decorare, iure meritoque asseverari potest. Ea enim non modo iuventutis suae florem ad Dei aram caelesti Sponso laetabunda devovit atque dicavit, sed etiam, condita sacrarum virginum societate, cum per se, tum per sodales suas, precando, meditando elaborandoque multitudinem paene innumeram ad salutifera Iesu Christi amplectenda praecepta advocavit, sive puellarum, quas recte institutas ad solidam virtutem eduxit, sive cuiusvis generis hominum, quorum dum corporis curabantur morbi animi quoque infirmitates vel gravissimae tam suaviter leniebantur, ut saepenumero ad morum integritatem pedetemtim allicerentur.

Hoc autem fuit, Venerabiles Fratres ac dilecti filii, sanctae huius Caelitis effatum ac veluti peculiare insigne agendique norma: manus nempe indefatigabiles laborent, at mentes animique continenter ad Deum assurgant.

Ex qua quidem sententia facile eruitur cur humilis femina, humanae opis humanaeque potentiae expers, tam egraegia potuerit patrare facinora, quae tantopere ad divinam gloriam hominumque salutem conferrent; siquidem, dum alacriter nullisque parcens incommodis operabatur; ,non suis viribus confidebat, sed unice Deo, quem, interposito Mariae Virginis eiusque castissimi Sponsi patrocinio validissimo, supplicibus exorare precibus sollemne habebat. Nihil umquam inchoabat, non consulto ac propitiato Numine; eidemque suas committebat curas suasque angustias, id unum petens ut, eius caelesti gratia adspirante iuvanteque, posset in Ecclesiae profectum animorumque bonum adsidua semper allaborare.

Quot horas ante Augusti Sacramenti aram suavissime precando traduxit; quot dulcissimas lacrimas ante imaginem Deiparae Virginis effudit, praesentissimae eius tutelae se suaque omnia concredens! Atque ita difficultatibus, quae occurrerent, fortior effecta, ac superna semper tranquillitate fruens, suam cotidie sibi constans suscipiebat operam, ex qua uberes oriebantur salutaresque fructus.

Quamvis autem sodalium omnium esset legifera mater, tam demisso erat animo, ut infima percuperet ab omnibus haberi; et quidquid laudis ex impensa navitate sua refulgebat, quidquid utilitatis proficiscebatur, non sibi, sed divinae tribuebat impertitae sibi largitati. Quam ad rem animadvertendum est, Venerabiles Fratres ac dilecti filii, mortalium neminem ante Dei oculos reapse magnum exsistere posse, nisi qui esse parvulus atque inutilis sibi videatur. Non enim aeternum Numen nostra indiget opera, sed nos potius quovis horae momento sua gratia suoque auxilio indigemus; quandoquidem sufficientes non sumus "cogitare aliquid a nobis, quasi ex nobis, sed sufficentia nostra ex Deo est" (2Cor. 3, 5). Id apprime intellexit Iosepha Rossello, cum praesertim in gravissimum incumberet opus recte instituendae conformandaeque iuventutis, et cum etiam flagranti, qua aestuabat, caritate aegrotantibus in valetudinariis. mederetur; atque adeo ex indefesso labore suo, supernis confirmato ac ditato muneribus, tantum potuit salutarem profectum assequi, .eumdemque cum ceteris communicare.

Habent igitur imprimis sacrae virgines, quae Instituto a. S. Iosepha Rossello condito adscitae sunt, praeclarissimum in ea sanctitatis exemplar, quod imitentur; idque potissimum ab ea discant, ut, dum multiplicibus cotidie curis laboribusque implicantur ac distinentur, mentem animumque suum ad Caelum convertant, utpote ad unicum suae vitae praemium suaeque mortalis peregrinationis meta:m attingendam. Habent christiani omnes, qui res ab ea gestas inspiciant ac meditentur, cur tam eximias variasque virtutes mirabundi intueantur, ac pro peculiari cuiusque sua condicione sibi adipiscendas diligentes volentesque proponant.

Hoc a Deo impetret, enixe precamur, haec Caeles novensilis; ita quidem ut sua tutela suoque valido patrocinio quam plurimi queant vel errore obcaecati ad veritatem, vel aberrante ac via decepti ad rectum iter, vel tepidi neglegentesque ad christianos renovandos spiritus et ad virtutis fervorem refovendum feliciter reduci. Amen.